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Questo
articolo, scritto immediatamente dopo il terremoto, è stato
pubblicato su IL MANIFESTO del 10 aprile 2009,
con il titolo:
Un disastro "naturale" o un disastro istituzionale?
Martedì 7 aprile avevo in programma una lunga seduta
di tesi di laurea nell’università di L’Aquila. Diciamo che
mi sono salvato per un inaspettato colpo di fortuna. Come
molti dei miei studenti, che provengono da tutta Italia e
hanno rischiato la vita. Forse non sarò dunque pienamente
oggettivo nella mia visione del terremoto aquilano, oppure,
forse, sono pienamente oggettivo soltanto adesso, perché
soltanto davanti alle prove estreme, hai la piena percezione
della situazione, mentre nella normalità si tende a tirare a
campare. Giudicate voi. Se questa scossa di terremoto fosse
avvenuta di giorno, che sarebbe avvenuto in quelle aule
universitarie oggi semidistrutte e normalmente frequentate
da centinaia di studenti? Lo stesso vale per le strade, le
chiese, i locali pubblici. Potevo esserci io o chiunque, in
quella situazione.
Quando
avviene un disastro di questo tipo, si tratta di disastri
“naturali”, cioè inimmaginabili ed incoercibili? Ma tutta la
nostra storia culturale non è forse storia della capacità di
dominare la natura?
Innanzitutto conviene ricordare che per quanto riguarda la
sicurezza delle strutture pubbliche, l'Abruzzo detiene da
tempo una lampante ed eloquente maglia nera, secondo la
recentissima denuncia di Cittadinanzattiva ed un rapporto di
Legambiente, reso pubblico nel novembre 2008. Addirittura,
dicono loro, in Abruzzo solo l'8,5% degli istituti ha il
certificato di agibilità.
La Regione avrebbe i peggiori edifici scolastici d'Italia.
Il responsabile regionale di Cittadinanza attiva ha
dichiarato: “Solo l'8,51 per cento delle scuole abruzzesi ha
il certificato di agibilità statica, solo il 26,56 per cento
ha il certificato di prevenzione incendi, solo il 10,28 ha
quello sull'assenza di amianto”. La fatiscenza delle
strutture veniva denunciata insieme all'elevato livello di
esposizione al rischio sismico.
Il
pensiero corre a quanto avvenuto il 31 ottobre 2002, a San
Giuliano di Puglia, a 60 km da Campobasso, quando sotto il
tetto di una scuola morirono 27 bambini e una maestra e
molti dei 35 feriti riportarono lesioni gravi e permanenti.
Il 13 luglio 2007 la sentenza di primo grado (poi
notoriamente corretta in secondo grado) si concluse con un’
assoluzione che rigettava la tesi sostenuta dal procuratore
della Repubblica, Nicola Magrone, secondo il quale la
scuola era stata costruita in violazione di molte norme.
Assoluzione, forse, per altri versi intelligibile: tra gli
accusati c’era il sindaco, che nel crollo aveva perduto la
propria piccola figlia. Ma come si può perdonare quanto
avvenuto ora, quando con gli studenti e gli immigrati sono
crollate costruzioni recenti e che avrebbero dovuto essere
innalzate rispettando misure che pare proprio non siano
state rispettate? Secondo il rapporto prima citato, in
Abruzzo, ”gli istituti scolastici che si sono dotati di
porte antincendio sono circa il 74 per cento, quelli che
hanno ottenuto l'agibilità statica e igienico sanitaria sono
rispettivamente il 63,35 e il 62 per cento, la scala di
sicurezza ce l'hanno meno della metà delle scuole, e sui
casi sospetti di presenza di amianto …. ».
Questo
terremoto aquilano non riguarda soltanto un disastro
naturale, ma un più ampio disastro istituzionale,
esemplificato perfettamente in molti altri casi, alcuni
tragici altri tragicomici; a cominciare dalla nota vicenda
della Sanitopoli che ha decapitato la giunta regionale fino
alla celeberrima vicenda della metropolitana di superficie,
costata milioni di euro ed abbandonata alla commiserazione e
alla derisione di Striscia la notizia. Milioni di
euro spesi inutilmente e stupidamente. Soltanto spreco,
malcostume, corruzione? E non ci sono responsabilità di
pubblici amministratori, quando importanti risorse vengono
sottratte agli adatti usi istituzionali? Perfino Ottaviano
Del Turco ha parlato di un Abruzzo che “era il Far West”!
Sono
queste eccezioni, oppure sono casi che esemplificano un
sistema, descritto perfettamente, nelle sue più deleterie
conseguenze, dal Procuratore generale di L’Aquila, Giulio
Paolo Amicarelli, che, in occasione delle cerimonie di
inaugurazione dell'anno giudiziario, ha sottolineato la
presenza di infiltrazioni mafiose in Abruzzo con il
coinvolgimento di criminalità organizzata di altre regioni,
mentre, ha detto pubblicamente «dal 2002 al 2006 le risorse
per la giustizia sono diminuite del 51 per cento»? A
L’Aquila, come dappertutto in Italia, polizia e strutture
pubbliche hanno i denari contati e spesso mancanti, perfino
per provvedere all’ordinaria amministrazione.
Un
disastro generale, denunciato e noto da tempo. Un disastro
silenzioso, nascosto nel sottosuolo, che un terremoto fa
emergere e diventare pienamente visibile. Un disastro
nascosto, come le decine di migliaia di metri cubi di
rifiuti pericolosi e miscelati nei laterizi, finiti in
chissà quali costruzioni, secondo un capitolo di indagine
documentato dal procuratore Nicola Trifuoggi.
Come veleni
micidiali sono stati stoccati per decenni dalla Montedison
ai piedi del Gran Sasso, così colate di cemento sono state
imbottigliate tra i salici fino alla gola del fiume Pescara,
a suo tempo (tempo assai lontano) ispiratore dei melodiosi
veri di D'Annunzio.
Adesso è un fiume che muore, un limo
maleodorante di trote malate e ulcerate, in un colabrodo
melmoso e manicomiale di strade, autostrade, aeroporto,
autodromo, parapetti, piloni, gabbioni in pietra e cemento
armato, centraline idroelettriche, viadotti, parcheggi,
cave, esondazioni, rifiuti cancerogeni e teratogeni,
mega-alberghi, centri commerciali anzi ipermercati di
milioni di metri quadrati, caterpillar, torme di cani
selvaggi, sbarramenti di alberi e rami e immondizia,
villette a schiera, aree picnic. “Sembra il Congo, invece è
Italia”, ha scritto alcuni mesi or sono su Repubblica
Paolo Rumiz, che è arrivato a queste conclusioni in merito
all’Abruzzo dopo essersi allenato sui Balcani e nel
Medioriente.
Niente
sedute di laurea per me e per i miei studenti. Erano tutte
tesi di laurea in tema di illegalità: parlavano di stragi e
malviventi, corruttori e terroristi, e compagnia bella.
C’era tra i laureandi chi aveva condotto le indagini sui
veleni di Porto Marghera e chi aveva studiato gli omicidi di
Donato Bilancia. Si sarebbe parlato di responsabilità
personali ed istituzionali. Ce ne saranno anche a L’Aquila.
Ma sarei anche io colpevole e responsabile in qualche modo,
se non dicessi apertamente un frammento della mia soggettiva
verità di osservatore moderato e timorato.
Sono arrivato
tardi all’appuntamento con il terremoto perché trattenuto
fino a ieri in Turchia per una ricerca patrocinata
dall’Unione Europea, svolta con colleghi provenienti da
varie altre università europee, a cominciare da Heidelberg.
La comparazione internazionale è al centro della ricerca.
Ebbene, il nostro sistema italiano è per molti versi
inferiore ad altri Paesi che erroneamente riteniamo siano ai
lontani confini dell’Europa. Le norme antisismiche sono
rispettate in Turchia meglio che in Italia; si fa presto a
dire Congo: siamo nell’Italia dove devi solo augurarti la
fortuna per non finire travolto dai palazzinari e da quelli
come loro.
Francesco
Sidoti
Presidente
del Corso di laurea in Scienze dell’investigazione
Università
di L’Aquila
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