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RECENSIONE SUL CORRIERE DELLA SERA

Un libro, un caso

La Mafia? Si mangia una bella fetta del pil

Lo studio del sociologo La Spina: solo il «pizzo» ammonta a più di un miliardo di euro all' anno

 

Il 10 gennaio 1991 Libero Grassi, titolare di un' azienda di abbigliamento intimo di Palermo, pubblica sul Giornale di Sicilia la seguente lettera: «volevo avvertire il nostro ignoto estorsore che non siamo disponibili a dare contributi e ci siamo messi sotto la protezione della polizia... Se paghiamo i 50 milioni, torneranno poi alla carica chiedendoci altri soldi, una retta mensile, saremmo destinati a chiudere bottega in poco tempo. Per questo abbiamo detto no al "Geometra Anzalone" e diremo no a tutti quelli come lui». Pochi mesi dopo, il 29 agosto, Libero Grassi venne assassinato con un colpo di pistola alla testa, a pochi passi da casa sua. Come è noto, la Confindustria siciliana ha recentemente stabilito di espellere tutti quegli associati che pagano il cosiddetto pizzo. Secondo Tano Grasso, presidente onorario della Federazione Antiracket Italiana, si tratta di «una rivoluzione copernicana» nella lotta contro la mafia. La settimana scorsa, in una grande operazione internazionale che ha coinvolto l' Fbi e la polizia italiana, sono stati arrestati, tra New York e Palermo, 90 importanti esponenti di Cosa Nostra. Questa è la cronaca. Il libro curato da La Spina, ci aiuta a capire più profondamente che cosa sia oggi la realtà della mafia siciliana, e se davvero siamo, più di 16 anni dopo la morte di Grassi, a un punto di svolta. In particolare, questo libro tenta di stimare, nel modo più accurato e scientifico possibile, quale siano i costi del fenomeno mafioso, dove per «costi» si devono innanzi tutto intendere i costi diretti dell' estorsione che rappresenta la forma più rilevante di illegalità. Il libro contiene, tra i suoi molteplici dati, una tabella di ben cinque pagine, in cui viene stimato l' ammontare medio annuo delle cifre estorte alle imprese attive distinte per settore di attività, nel periodo 2002-06. Il totale ammonta a un miliardo e 11.193.805 euro, che corrisponde all' 1,3% del prodotto regionale lordo del 2006. Al lettore può anche interessare sapere che la richiesta di pizzo mensile medio si aggira intorno ai 600 euro, da un massimo di 27.200 euro nel caso di un supermercato al minimo di 32 euro nel caso di una tabaccheria (un euro al giorno sembra poca cosa, ma è indicativo del valore simbolico e culturale che è essenziale al fenomeno mafioso/estorsivo). Le questioni sollevate sono evidentemente molte; mi soffermo su una sola, la fondamentale: la mafia è l' effetto di una particolare struttura sociale ed economica come quella siciliana, oppure vi è un circolo vizioso tale che è proprio tale struttura a risultare «distorta verso forme favorevoli alla criminalità» per effetto della diffusione e persistenza della mafia stessa? In un capitolo si propende per la seconda ipotesi (che io pure condivido). Ma è chiaro che il discorso si allarga inevitabilmente: dai costi della mafia dobbiamo andare a considerare la sua natura (e i suoi benefici, per alcuni). Difficile è qui non ricordare Sciascia: «La mafia era, ed è, un sistema che in Sicilia contiene e muove interessi economici e di potere di una classe che approssimativamente possiamo dire borghese; e non sorge e si sviluppa nel vuoto dello Stato (cioè quando lo Stato, con le sue leggi e le sue funzioni, è debole o manca) ma dentro lo Stato. La mafia insomma altro non è che una borghesia parassitaria, una borghesia che non imprende ma soltanto sfrutta». * * * Il libro ANTONIO LA SPINA I COSTI DELL' ILLEGALITÀ Il Mulino 348 pagine 24 euro * * * L' autore Antonio La Spina (foto), 49 anni, ha insegnato nelle Università di Messina, Macerata, Milano Cattolica. Oggi è ordinario di Sociologia a Palermo.

Ranchetti Fabio
 

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(18 febbraio 2008) - Corriere Economia