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http://www.mulino.it/edizioni/volumi/scheda_volume.php?vista=scheda&ISBNART=12397
RECENSIONE SUL CORRIERE DELLA SERA
Un libro, un caso
La Mafia? Si mangia una bella fetta del pil
Lo studio del sociologo La Spina: solo il «pizzo»
ammonta a più di un miliardo di euro all' anno
Il 10 gennaio 1991 Libero Grassi, titolare di un' azienda
di abbigliamento intimo di Palermo, pubblica sul Giornale di
Sicilia la seguente lettera: «volevo avvertire il nostro
ignoto estorsore che non siamo disponibili a dare contributi
e ci siamo messi sotto la protezione della polizia... Se
paghiamo i 50 milioni, torneranno poi alla carica
chiedendoci altri soldi, una retta mensile, saremmo
destinati a chiudere bottega in poco tempo. Per questo
abbiamo detto no al "Geometra Anzalone" e diremo no a tutti
quelli come lui». Pochi mesi dopo, il 29 agosto, Libero
Grassi venne assassinato con un colpo di pistola alla testa,
a pochi passi da casa sua. Come è noto, la Confindustria
siciliana ha recentemente stabilito di espellere tutti
quegli associati che pagano il cosiddetto pizzo. Secondo
Tano Grasso, presidente onorario della Federazione
Antiracket Italiana, si tratta di «una rivoluzione
copernicana» nella lotta contro la mafia. La settimana
scorsa, in una grande operazione internazionale che ha
coinvolto l' Fbi e la polizia italiana, sono stati
arrestati, tra New York e Palermo, 90 importanti esponenti
di Cosa Nostra. Questa è la cronaca. Il libro curato da La
Spina, ci aiuta a capire più profondamente che cosa sia oggi
la realtà della mafia siciliana, e se davvero siamo, più di
16 anni dopo la morte di Grassi, a un punto di svolta. In
particolare, questo libro tenta di stimare, nel modo più
accurato e scientifico possibile, quale siano i costi del
fenomeno mafioso, dove per «costi» si devono innanzi tutto
intendere i costi diretti dell' estorsione che rappresenta
la forma più rilevante di illegalità. Il libro contiene, tra
i suoi molteplici dati, una tabella di ben cinque pagine, in
cui viene stimato l' ammontare medio annuo delle cifre
estorte alle imprese attive distinte per settore di
attività, nel periodo 2002-06. Il totale ammonta a un
miliardo e 11.193.805 euro, che corrisponde all' 1,3% del
prodotto regionale lordo del 2006. Al lettore può anche
interessare sapere che la richiesta di pizzo mensile medio
si aggira intorno ai 600 euro, da un massimo di 27.200 euro
nel caso di un supermercato al minimo di 32 euro nel caso di
una tabaccheria (un euro al giorno sembra poca cosa, ma è
indicativo del valore simbolico e culturale che è essenziale
al fenomeno mafioso/estorsivo). Le questioni sollevate sono
evidentemente molte; mi soffermo su una sola, la
fondamentale: la mafia è l' effetto di una particolare
struttura sociale ed economica come quella siciliana, oppure
vi è un circolo vizioso tale che è proprio tale struttura a
risultare «distorta verso forme favorevoli alla criminalità»
per effetto della diffusione e persistenza della mafia
stessa? In un capitolo si propende per la seconda ipotesi
(che io pure condivido). Ma è chiaro che il discorso si
allarga inevitabilmente: dai costi della mafia dobbiamo
andare a considerare la sua natura (e i suoi benefici, per
alcuni). Difficile è qui non ricordare Sciascia: «La mafia
era, ed è, un sistema che in Sicilia contiene e muove
interessi economici e di potere di una classe che
approssimativamente possiamo dire borghese; e non sorge e si
sviluppa nel vuoto dello Stato (cioè quando lo Stato, con le
sue leggi e le sue funzioni, è debole o manca) ma dentro lo
Stato. La mafia insomma altro non è che una borghesia
parassitaria, una borghesia che non imprende ma soltanto
sfrutta». * * * Il libro ANTONIO LA SPINA I COSTI DELL'
ILLEGALITÀ Il Mulino 348 pagine 24 euro * * * L' autore
Antonio La Spina (foto), 49 anni, ha insegnato nelle
Università di Messina, Macerata, Milano Cattolica. Oggi è
ordinario di Sociologia a Palermo.
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